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Sittin’ here resting my bones, 
And this loneliness won’t leave me alone, yes, 
Two thousand miles I roam 
Just to make this dock my home 

Now I’m just go sit at the dock of the bay 
Watching the tide roll away, ooh 
Sittin’ on the dock of the bay 
Wasting time


(Sitting on)The Dock of the Bay – Otis Redding

 

 

138 giorni sono veramente troppo poco tempo.

Sta diventando un’ossessione…passerò i prossimi 138 giorni a crucciarmi perchè ho quasi trent’anni e i seguenti 215 a disperarmi perchè avrò trent’anni.

Il mio corpo cambierà repentinamente scavando le mie espressioni e perdere anche solo 3 chili diventerà la tredicesima fatica di Ercole.

Eppure io ho sempre visto i 30 come l’età dell’illuminazione. Io li spiavo i trentenni e mi sembrava avessero capito il segreto, le skills della vita. Brillanti, sorridenti e soddisfatti. Io fino ad ora non ho capito niente, nessun segreto svelato, nessuna apparizione….niente se non che passi metà della tua vita a schivare la tua famiglia e da un istante all’altro sembra rispuntare il cordone ombelicale che ti ricorda che è da lì che vieni ed alla fine è lì che vai. Mille chiamate per ogni singola stupidaggine corredate da una serie di autoinviti a scadenza frequente a cena. Rivelazione numero due sempre di famiglia tratta, ma non quella di sangue, quel filo invisibile, come lo chiama  la Simo, che sono gli amici. La famiglia guadagnata sul campo insomma, a suon di litigi, traslochi, chilometri di distanza, sbronze, lacrime, strette di mano….insomma si sà, gli amici come i genitori migliorano la qualità della vita.

Ho imparato che il “per sempre” è iper relativo. E col tempo ho imparato a dosarlo bene.

Che le persone cambiano, non perchè crescono, ma perchè vogliono rimanere giovani a vita. E a me fanno schifo.

Mi son resa conto che una persona può essere speciale anche se non sa fare niente di eccezionale, ed è rassicurante sapere che non devi piacere per forza a tutti.

Ora nell’attesa che nella vigilia del mio trentesimo compleanno scenda in me la Scienza Infusa abbinata all’aurea lucente che vedevo in quelli che ora sarebbero miei coetanei 10 anni fa, spero di imparare qualcos’altro.138 giorni per un’illuminazione.

 

LA STAMPA prima pagina del 14 gennaio 1982

http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0001/articleid,1035_01_1982_0011_0001_14642540/anews,true/

 

 

 

More, more, more
How do you like it, how do you like it
More, more, more
How do you like it, how do you like it
More, more, more
How do you like it, how do you like your love
Baby you know my love for you is real
Take me where you want to
Then my heart you steal 

Non è stato difficile, il tintinnìo dei ferri mi rilassa e mi aiuta a distendere i nervi quando le cose come al solito prendono una piega fastidiosa.

Lei stringeva il suo braccio passeggiando sotto il portico di una piccola strada di un piccolo paese. Eva invece avrebbe voluto prenderle la lingua e farle sputare fuori tutta la sua angoscia,ovviamente non lo fece,la giornata era splendida. Un sole alto e luminoso,aria frizzante e pungente e tanta gente in giro, o perlomeno troppa per chi non è solito uscire.

Le parole arrivano fitte dalla bocca alle orecchie e anche i pensieri scorrevano rapidi.Eva felice e stranita di una vicinanza tale a un’amicizia rimasta in un cassetto per tanto tempo; si godeva il braccetto e lo struscio era diventato invisibile.

La Ragazza Con Gli Occhi Blu sembrava riempire la stanza nell’ora del tè, aveva rapito la Signora Eva che chiacchierava e sproloquiava e per un secondo l’angoscia sembrava essere rimasta nascosta nel fondo della borsa,in mezzo a qualche foglia di tabacco e granelli di cipria. Sigarette sprecate e pensieri intimi, in un abbraccio che dava la forma del cuore a tutte le parole che non serviva dire.

a Lura
(http://www.testimania.com/testitradotti/4935.html)

This magic moment
So different and so new
Was like any other
Until I met you
And then it happened
It took me by suprise
I knew that you felt it too
I could see it by the look in your eyes

Sweeter than wine
Softer than a summer’s night
Everything I want, I have
Whenever I hold you tight

This magic moment,
While your lips are close to mine,
Will last forever,
Forever, ’til the end of time

This magic moment – Lou Reed -

Eva poteva entrare nel locale e sapere che lui era lì solo annusando l’aria,il suo odore,un profumo morbido.Quando scrollando il cappello dalla testa ne sentì la presenza lui era già lì.Dietro di lei.

La Signora Eva stava lì,ferma nei suoi piedi e la testa tra le braccia dell’ennesimo inganno che il suo cuore bizzarro le tirava.Lui non le parlava.Lui in linea di massima non parlava proprio.A volte sibilava spigolose ironie su Eva,o su niente,o su tutto.Ed era morbida anche la sua voce.Non batteva le ciglia,per seguire i movimenti sconnessi delle labbra dello sconosciuto che sapeva di sigarette fumate,caffè e vodka.Che lui diceva non sapere di niente.Ma in fondo non capiva Eva.Eppure un gusto se riusciva a distinguerne una buona da una pessima doveva averlo.

Ma inganni dell’alcol,o forse solo degli scherzi che tirano i sentimenti,lui quella sera parlò ad Eva,e lei mai credette fosse possibile essere così felice di poter ascoltare qualcuno senza immaginare di vedere uscire linee colorate dalle loro bocche.Lui le spiegò la favola del sacco in cui chiudere il male e Lei gli spiegò che il bene non è sempre la cosa più giusta.Poi non ricordava.Erano immagini confuse che scorrevano in fretta.Ed erano le luci della città forse a ubriacarla,o forse era lui o forse era solo sobria,o magari solo felice.Sapeva che non voleva dormire,non sarebbe stato giusto fermare tutto,anche se era la cosa più logica da fare.O forse la più coerente.

Quando al mattino aprì gli occhi,non riusciva a vederlo.Ne sentiva il profumo e il respiro.E rise un po’.E il male,il bene,le parole,la vodka,le sigarette….niente,non c’era niente che contava.

You can’t bend your crooked arms or fold your punctured proof
The air is growing cold and there’s nothing you can do
Soon there’ll be no gauze, inside the confessional
Only rows of crows, defrocking every breath

And one day you’ll remember
Behind the melting cones,
I said, one day you’ll remember
Behind the melting cones,
You always had a family
In the burial of your home.
In the burial of your home.

Night forever more
Night forever more
Night forever more
Night forever more
Night forever more

And I’ll peel back all of my skin
I’ll peel back and let it all run
Peel back all of my skin
Peel back and let it all run
Peel back all of my skin

- Cassandra Gemini – The Mars Volta

C’era quello che leggeva molto e ascoltava musica. C’era l’altro che un po’ era artista e un po’ era matto. Il terzo ,ma non in ordine d’importanza, era solo matto e parlava con un accento strano mordendo ogni tanto la erre. Infine uno strano personaggio aleggiava nel cuore della signora Eva, ed era un po’ più normale,decisamente vanitoso e fumava un sacco di sigarette.

Gli amori della Signora Eva erano un misto di relazioni riesumate e mai dimenticate,rapporti platonici e sogni agitati che non facevano altro che guastarle il giorno seguente.

L’atteggiamento indifferente che sfoderava quando li incrociava,la rendeva buffa e decisamente poco credibile. Loro,ognuno a suo modo,avevano preso a calci il cuore di Eva,che anche se stupido e tumefatto non riusciva a ripulirsi dal loro ricordo.

Erano una canzone che passa per radio dopo tanto tempo che non l’ascoltavi, erano il capitolo del libro che alla decima volta che rileggi piangi,una smorfia e un brivido quando sporgi lo sguardo verso il basso.

E il dubbio era : perchè doveva essere additato come sbagliato il provare tanti sentimenti così simili per tante persone? Perchè doveva scegliere a chi avrebbe voluto offrire il suo “amore”? Lei non li voleva suoi, voleva possedere esclusivamente le loro sfaccettature migliori, che facevano di loro uomini tanto speciali.

Un’idea di surreale.

Un uomo come Lei.

I’m going up the country, babe don’t you wanna go
I’m going to some place where I’ve never been before
I’m going, I’m going where the water tastes like wine
Well I’m going where the water tastes like wine
We can jump in the water, stay drunk all the time
I’m gonna leave this city, got to get away
I’m gonna leave this city, got to get away

Going up the country – Canned Heat -

Eva amava stare in compagnia di Eva. Rifuggiva il caos, la sua immagine restava sempre un pelo nella penombra e la sua voce,sempre sotto di qualche tono,sibilava parole a caso tra le ordinate teorie di tanti non amici. Ad ogni modo sorrideva,rimane il dubbio se la smorfia derivasse dai concetti che le si infilavano tra le orecchie o se fosse frutto di chissà quale sua strana associazione di idee.

Lei stessa diffidava del suo fiuto nel crearsi delle amicizie.Onde evitare di sbagliare,allora,restava sola.E probabilmente era distratta quando inciampò nel bagaglio della ragazza con la valigia,perchè si scordò che non era in grado di interagire col prossimo. Non la sfiorò il pensiero nemmeno quando versò due tazze di tè dalla teiera che spesso rimaneva mezza piena.

La Signora Eva era stata rapita,sequestrata dal suo eremo e portata in un piccolo universo simile a quello che si intravede dall’altra parte dello specchio.La musica suonava incessantemente,c’era profumo di pancake e l’acqua aveva il gusto della coca cola.Disse che lì era in uso il baratto delle parole.Ma non quelle rumorose,quelle parole che non pungono,le parole che spesso sono le stesse che ci ronzano nella testa e mai trovi alcuno a cui dirle.Lì lo potevi fare,potevi dire,potevi dipingere il volto e diventare chi desideravi.Lì,assieme alla ragazza con la valigia,potevi svegliarti e non avere fretta,pur essendo in ritardo.

Ma la valigia che in quell’arco di tempo era rimasta a prendere polvere in un angolo di quel piccolo mondo,un giorno sparì.

Con un filo di voce salutò la ragazza e il suo bagaglio.

I giorni seguenti Eva tornò alle sue abitudinarie giornate con la certezza che non esiste un amore più vero di un’amicizia che ti coglie alle spalle.And she kept on smiling. And remembered when they were said ” Is impossible, cannot be always happy!!”.Certainly that they could be.

A Porfirio,Saggezza e Lo Scapigliato.

after my picture fades and darkness has
turned to gray
watching through windows, you’re wondering
if I’m ok
secrets stolen from deep inside
the drum beats out of time

Time after time – Cindy lauper -

Sono solita perdermi nel nulla.Dolcefarniente decisamente impegnato.Sento il peso dei miei pensieri accavallarsi,seguo il loro filo che non porta a niente se non a nuove domande.

Mi ispiro al buio che cala lento nella testa,ne traggo idee e conclusioni,inconcludenti per la maggior parte delle volte.Ma la soddisfazione di creare da un’idea è un vantaggio al quale non sono disposta a rinunciare.

Cammino spesso e spesso lo faccio da sola.Cammino in città attraversando quartieri,spio attraverso le finestre e rubando l’intimità degli inquilini ,annuso l’aria delle loro cucine e squadro il colore delle pareti delle loro camere.

Cammino in montagna,se il fiato mi aiuta,premetto.Ascolto i rumori degli alberi,i silenzi della neve e appunto su fogli che perdo i colori che sfumano tra le nuvole,sperando di riuscire a farli miei un giorno.

Sento il tempo che passa e sento di averlo perso.Un timore senza paura,più che altro una curiosità.Cosa mi son persa pensando sarà certamente più interessante di cosa ho vissuto stando attenta.E se poi non fosse così?

Percepisco le smorfie del mio viso alla vista delle vecchie foto.Le vecchie amicizie.I vecchi posti.Che di fatto vecchi non sono se risalgono a dieci anni fa,e la mia età è tre volte questo tempo.I ricordi allora invecchiamo più in fretta della carne?I ricordi sbiadiscono e i loro colori si attenuano tendendo al grigio.Le persone invecchiano e non se accorgono finchè non sfogliano i loro album,che di grigio hanno solo un dito di polvere.

La differenza del sentirsi grandi dall’essere più grandi.

E più ci pensi e meno ne esci.E non ci pensi allora.Ci pensa il tempo per te.

La signora Eva,che non amava la gente,un giorno si avvicinò alla cuccia del suo cane.Si sedette a terra con le gambe al fianco appoggiata sul braccio destro.La fissò,sentiva i tonfi agitati della coda sul cuscino.”Parla”.Le disse.”Coraggio,dì qualcosa!”.Aspettò qualche istante,scrutò il muso in attesa di un cenno qualsiasi.Indispettita si alzò e sciabattò fino in cucina.Aprì il frigo per cercare qualcosa da bere,il ticchettìo delle unghie del cane la raggiunse fin sotto le sue gambe.”Cosa vuoi?”…
Non capiva la signora Eva.Non arrivava al punto.Non era giusto,non le riusciva facile comprendere come mai il suo cane non si decidesse a parlare.Nè lei nè la sua palla di pelo si meritavano queste voragini di silenzio,si diceva.
Sentì le sue dita fredde che si intrecciavano tra i peli morbidi della bestia muta.
Credo si sia commossa quel pomeriggio la signora Eva.
Quando si perse tra gli occhi che dicevano parole che la bocca nemmeno immaginava di poter pronunciare.E andarono fuori.A correre.Per ore.

La Signora Eva e il cane che scodinzolava – Irene Massa -

La spio,passando sul pavimento gelato per andare in bagno.Controllo se per caso si è mossa.La posso prendere in mano.Senza poterla abbracciare,senza potermi più addormentare sulla sua pancia.Lì appiccicata in una cornice di pelo rosso.Cucciola,avrà avuto un anno.Non ci sono più “Dai basta,smettila di abbaiare” ogni volta che qualcuno suona alla porta.E mi manchi da morire sai?…..

Ho pianto lacrime così grandi,che potevo sentirne il suono quando toccavano terra.Avevo paura che chiudendo gli occhi ti avrei vista ancora lì,mentre te ne vai,papà che vomita e io che mi arrabbio con te,perchè proprio non mi dovevi lasciare.

Non ho mai amato un cane prima di te,anzi non mi piacevano proprio.Te lo ricordi il giorno che io e Stefano ti abbiamo portato in casa e nascosta nell’armadio per non farti vedere da mamma?Io sì.Sto sorridendo.

E quando giravi per casa con il gatto in bocca?!Beh,per non parlare della prima volta che hai visto la neve…

Voglio credere ad Alberto quando mi dice che sei con Elvis,sulla Luna.

E non ti preoccupare.Sei sempre con me,e ancora adesso,pensando a te,mi brucia forte il cuore.

Chi non ha mai posseduto un cane, non può sapere che cosa significhi essere amato.
Schopenhauer


Mezza luna mezzanotte in mezzo ad un pensiero
cielo come Coca-Cola io mi sento sola e non è vero.
Vaffanculo luna, come Loredana, altro che Nirvana un’altra settimana, e sclero.
Galleggia dentro il buio mentre affoghi, anemica,
può sembrare timida, ma ha visto tutti i luoghi e tutti i posti.
Appiccicata in cielo come un post-it per ricordarci che conosce i sogni più nascosti.
Ricatta chi sospira al suo cospetto chi ha mangiato merda per amore e si rigira dentro un letto.

Mezza Luna – La Pina -

 

Effettivamente era tutto troppo quieto.Quando sono stata sputata via sul mio divano dopo essere stata frullata nell’occhio del ciclone,speravo di non dover più udire tante stronzate per molto tempo a venire.

Ma beffardo destino,la solita minestra è di nuovo sulle nostre tavole.Ad allietarci di quei punzecchii infami,quei pettegolezzi che diventano realtà conclamate nel giro di due telefonate.Il tutto all’insegna della cattiveria gratuita,la parata dell’orgoglio ehi-tu-puttanella-chi-credi-di-essere.

Basta.

Grazie al cielo siamo esseri sporadicamente pensanti dotati di libero arbitrio,liberi di intrecciare le nostre vite con quelle di chi diamine ci pare,senza dover scegliere con chi stare in squadra.Almeno così credo.Sbagliando,perchè stupidamente ero convinta che all’alba dei trent’anni certe cose passassero di moda.Con me o contro di me.Con me non funziona,per il semplice fatto che non mi interessa.Non voglio scegliere.Non voglio avere nulla a che fare.Non voglio ritornare nell’occhio del ciclone di una festa delle medie.

A me interessano solo le persone.Non i loro peccati….


“siamo liberi,ed è per questo che abbiamo un sacco di amici” Bobo Boggio

ph:Claudio Mezzo MalavidaGoodtaste

 

Oh, the weather outside is frightful,
But the fire is so delightful,
And since we’ve no place to go,
Let it snow, let it snow, let it snow.

It doesn’t show signs of stopping,
And I brought some corn for popping;
The lights are turned way down low,
Let it snow, let it snow, let it snow

Incredibile,oggi nemmeno all’ombra faceva freddo.Nemmeno dopo 3 ore seduta in 15 cm di neve,quella croccante,quella a cristalli.Boots slacciati e felpa.Del freddo nemmeno un brivido.

E la cosa è preoccupante,dio siamo già oltre la seconda metà di novembre.E sembra marzo.

Che tutta quest’ansia sia dovuta solo al ricordo della scorsa stagione?!Stagione che per altro ricordo con amore solo se penso alle trascorse condizioni metereologiche,neve a camionate.Forse sì.

Fattostà che non sto nella pelle.Ho addirittura il rimpianto del male alle gambe,o di quelle fantastiche giornate in cui dimentichi i guanti e ogni volta che stringi i cricchetti è una bestemmia.Quando sali in seggiovia con il tipo che hai conosciuto la sera prima e con nobile disinvoltura attacchi un bottone pazzesco,ignara che dal tuo naso penzoli una stalattite di moccio congelato.Quando ti squilla il cellulare e devi rispondere perchè è-proprio-la-telefonata- che-aspetti-da-tutto-il-giorno, e ovviamente sei nel mezzo di quel collegamento iper flat/contropendenza,e finisce che devi spingerti per mezz’ora e manco uno skier che ti offre una bacchetta.Ebbene,talmente ne ho voglia,che mi manca tutto questo.

Io quindi sto qua,con lo Yeti.Ad aspettare il ben noto risveglio “Hei è tutto bianco,viene grossa come pop-corn!!”.


Well, baby, baby, baby, you’re out of time
I said, baby, baby, baby, you’re out of time
You are all left out
Out of there without a doubt
Cause baby, baby, baby, you’re out of time

Non mi interessa.Non le voglio le certezze.Voglio fare i miei sbagli a testa alta,conscia dello strascico di pessime conseguenze delle mie azioni; chiamiamolo masochismo,ma non posso vivere senza quel brivido di rimpianto misto riportatemi-indietro-mioddio-cosa-sto-facendo.

Eva era decisa.Convinta.O non convinta,seguendo il suo ragionamento,dato che di certezze non ne voleva.

Non c’era decisione da prendere che non le portasse via almeno un paio di giorni.Sonni tumultuosi e quegli spazi vuoti che ogni tanto la mente ci offre,la Signora Eva li sovraccaricava di possibili o probabili soluzioni eventualmente potabili.

La voce della ragione tarda a farsi sentire quando la chiami.Ed Eva poteva perdere il lume della ragione a star lì  ad aspettare un segno,un colpo sul tavolo,un quadro che cade,una farfalla che entra dalla finestra che credevi chiusa. Aaargh!!!!! Poteva impazzire…ancora un po’.

E così nel trascinarsi per la casa immersa nei suoi dubbi,con una mano nei capelli e mordendosi lievemente un labbro Eva sorpassò lo stereo.Il suo dito quasi fosse un essere a sè,quasi fosse indipendente si appoggiò con forza ad un tasto.Il dito che voleva ascoltare la musica.Il dito che non ne poteva più di impigliarsi tra i capelli annodati.Lo stesso che non voleva stringere di nuovo un’altra sigaretta.E intanto la radio suona.

Assaporò con piacere il passaggio in cui senti i pensieri scivolare via,come togliere il tappo alla vasca da bagno,risucchiati via.E i suoi dubbi evaporarono.Si sentì più leggera.Soffiava aria fresca nel limbo di decisioni che non avrebbe voluto prendere.”Le lascerò prendere al tempo” pensò danzando verso la cucina.

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